Boemo viene dalla Boemia. Dalla Repubblica Ceca, da Praga.
Me lo chiedono spesso, e quasi sempre chi chiede si aspetta che io risponda che suonava bene.
Non l'ho inventato davanti a un foglio
Il nome è arrivato in un locale di Praga dove servono l'assenzio.
Tutto liberty e tutto déco, roba di inizio Novecento rimasta lì. Non uno di quei posti rifatti apposta per sembrare d'epoca: lì non ha mai cambiato niente nessuno.
Mi sono seduta, ho guardato la sala e ho pensato che era quello. Quella perdizione lì, in nome della bellezza.
Non l'ho inventato. L'ho riconosciuto.
Cosa c'entra con quello che vendo
Lo so che perdizione in nome della bellezza è una frase grossa per un negozio di bijoux.
Però è il motivo per cui certi pezzi li compro e certi altri no.
Non compro una cosa perché serve. Un orecchino non serve a niente, non tiene caldo, non risolve nessun problema. Lo compro perché ha una forma che mi fa fermare, e quella forma non deve giustificarsi con me. Se un pezzo deve spiegarmi a cosa serve, vuol dire che non funziona.
È anche il motivo per cui il catalogo è piccolo e cambia poco. Guardo cento pezzi per tenerne tre, e i novantasette che lascio lì non è che siano brutti. È che non mi hanno fermata.
La cosa che non mi aspettavo
Quando ho iniziato pensavo che avrei riscoperto i materiali. Gli smalti, l'ottone, le pietre. È successo davvero, e adesso una placcatura sottile la riconosco a occhio.
Poi è successa una seconda cosa, e quella non l'avevo messa in conto.
Mi metto una cosa scelta da me e mi sento preziosa. Che poi è una parola che prima non avrei mai usato.
Lo scrivo così com'è, perché è l'unica promessa che mi sento di fare su un oggetto da venti euro. Non che ti cambi la giornata. Che una mattina, davanti allo specchio, ti accorgi di esserti scelta qualcosa.
Perché faccio tutto da sola
Non ho un magazzino e non ho un ufficio. Scelgo i pezzi, scrivo, fotografo, preparo i pacchi.
Va più piano, e mi va bene così. Quello che voglio non è un catalogo grande. Voglio fare una cosa genuina, e anche universale, che mi metta in contatto con persone come me. Con donne come me, più grandi e più piccole. Una cassa di risonanza.
È un'espressione che mi dico spesso in testa e che non avevo mai scritto da nessuna parte. Una cassa di risonanza, da sola, non suona. Suona perché c'è qualcos'altro che la fa vibrare.
Le cose che vengono con me
Ho traslocato tantissimo e faccio fatica a tenere le cose in casa.
Quelle a cui tengo davvero stanno quasi tutte nel camper, perché so che vengono con me. E i gioielli me li porto dietro dall'università.
Forse è per questo che ho scelto di vendere oggetti piccoli. Una cosa piccola te la porti senza doverti chiedere dove la metti. Passa i traslochi, i cambi di casa, i mesi in cui non ti riconosci. Sta in una tasca e resta tua.
Se sei arrivata fin qui
Il negozio è questo, e i prezzi vanno da 19,99 a 54 euro.
Non ti chiedo di comprare niente adesso. Se ti va di capire come scelgo prima ancora di comprare, la parte concreta l'ho scritta nella guida sull'acciaio inossidabile, che è il materiale di quasi tutto quello che trovi qui.
E se ti è rimasta addosso la frase sulla perdizione, allora ci siamo capite.
L'immagine in apertura è Zodiac di Alphonse Mucha, 1896. Mucha era ceco, e i suoi manifesti sono l'immagine più nota di quegli anni a Praga. L'opera è di pubblico dominio.